15 settembre 2016

le nostre proposte: La musica e la grotta - Attilio Cantore

La musica e la grotta 
di Attilio Cantore


casa editrice: Chimienti
pagine: 414
prezzo: 15,50 euro

Descrizione:

Questo dramma giocoso in due atti in forma di romanzo è un elaborato intreccio che, all’insegna della più schietta varietas, oscilla fra il drammatico e il comico, fra il viaggio e l’utopia, fra la satira e il racconto filosofico. 
Perché pensare proprio a un dramma giocoso? Poiché, al di là dell’omaggio al teatro comico settecentesco , lo scopo principale di ogni buona rappresentazione teatrale (come quello di ogni romanzo) è di certo quello di divertire: giacché, sì, ci sono nella storia del teatro (e della narrativa) tutte le ragioni religiose, estetiche, etiche e sociali, ma alla condizione di divertire la gente. Ed ecco che l’attenzione si è subito rivolta al dramma giocoso; e proprio come un’opera comica del Settecento, il romanzo è volutamente suddiviso in due atti preceduti da una Symphonia avanti l’opera. 
La rappresentazione si finge nel febbraio del 1787, proponendo il viaggio (reale ed iniziatico) di due grandi musicisti, il Cavalier Don Giovanni Paisiello e Wolfgang Amadeus Mozart, unitamente a Giacomo Casanova, libertino di preclara fama, occultista, avventuriero e bibliotecario del conte di Waldstein. È un viaggio insidioso che spinge i pr-otagonisti a muoversii da Oriente verso Occidente al fine di ritrovare le parole perdute di un antico Maestro. 
Come si vedrà, i tre Amici e Fratelli (giacché tutti appartenenti ad officine massoniche) nel loro peregrinare attraverso Vienna, Venezia e Firenze, entrano in contatto con spiriti magni della loro epoca, fra i quali il “padre del Quartetto”, Franz Joseph Haydn; l’alchimista Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro; l’arcivescovo della capitale asburgica, Christoph Anton Migazzi; il medico Anton Mesmer, fautore del magnetismo animale; il potente principe Esterhàzy ed anche un giovanissimo e goffo Ludwig van Beethoven. 
Il Maestro Tarentino è all’apice della sua carriera; l’Europa è a un passo dalla Rivoluzione francese: tutto è in gran fermento; le Logge viennesi agonizzano, sotto lo stretto controllo del ministro Johann Baptist Anton von Pergen, e ciò angoscia la regina di Napoli, Maria Carolina; un antico volume, ormai perduto da tempo, di un Maestro Rosa+Croce che sembra essere immortale deve essere ritrovato a tutti i costi; Mozart ed Ignaz von Born sognano di rinvigorire la linfa della Massoneria. 
Questi sono i fondamentali ingredienti de La Musica e la Grotta.
Data l’eterogeneità dei personaggi storici che si muovono sulla scena del romanzo, i vari recitativi ed i pezzi chiusi di questo dramma giocoso sono immersi nel vitale liquido amniotico della pura spontaneità: così come l’agire dei personaggi è imago riflessa della tersa, adamantina fonte della spontaneità, così il loro esprimersi è parimenti schietto, vivo e, proprio per questo motivo, caratterizzato spesso da bilinguismo (innumerevoli sono, infatti, gli esempi di code switching), così che, come superbamente direbbe Giuseppe Gioachino Belli, «tutto esce spontaneo dalla natura loro, viva sempre ed energica, perché lasciata libera nello sviluppo di qualità non fattizie». Ne multus sim, quello che viene delineandosi è un palinsesto linguistico fatto di continue sovrapposizioni di registri e “voci fraterne” che creano, a seconda dei casi, armonia o frastuono. 
Del resto, anche Italo Calvino affermava che:

«il nostro mondo quotidiano ci appare scritto piuttosto come in un mosaico di linguaggi, come un muro pieno di graffiti, carico di scritte tracciate l’una addosso all’altra, un palinsesto la cui pergamena è stata grattata e riscritta più volte, una stratificazione di alfabeti, di citazioni eterogenee, di termini gergali».  

La Musica e la Grotta, in ultima analisi, vuole proporsi come exemplum, rappresentazione di quella polluzione flagrante di precarietà che è il poliedrico mondo in cui viviamo. Questo nostro mondo fatto di ferite scandalosamente mortali può essere accomunabile solamente dal superbo fattore della fratellanza, superba sentinella in rorida vigilia: questo nostro mondo, privo di senso, ricerca sempre e comunque, incessantemente, una linearità di senso per poter trovare il kosmos in una realtà dove infiniti sono gli avvenimenti che accadono, frammischiandosi in modo concitato. 
L’alto e solenne compito terreno dei mortali dovrebbe essere, dunque, quello di rintracciare «l’armonia nelle zuffe d’elementi»  con occhi che sostengono «franchi l’interrogare degli uomini» : cum-siderando, spingendo lo sguardo sino alle stelle, abbiamo tutti il dovere di far risuonare il nostro spirito di limpida luce, luce primiziale che ci abita e ci ha plasmati. 
«L’anima vorrebbe essere una stella,
ma non già quando esse, come occhi vivi, 
dal cielo della mezzanotte, 
guardano al mondo addormentato, 
sì a giorno, quando esse, occultate 
dal fumo dei solari ardenti raggi, 
come divinità più luminose 
ardono nel non visto etere puro.»    

Dobbiamo tutti riscoprirci fratelli, viaggiando sulla frequenza abnorme di questo termine sacro, vivendo ogni giorno la (e per la) prossimità: vivendo in un rapporto intonativo, armonico, dobbiamo trovare il filo che ci lega, riscoprendo una coappartenenza primordiale, sino ad abbracciare il “due nell’uno”, una sublime endiadi. 
Il nostro impegno deve essere, pertanto, quello di donarci (ed affidarci) all’altro, superando (tollerando) le differenze, le quali, d’altronde, non sono altro che «uguaglianze al contrario», come registrò sapientemente Novalis. 
Il nostro sogno deve essere quello di 
«costituire l’inizio di una solidarietà tra i viventi dotati di parola» .   

Shilouette Paisiello
realizzata dall'autore

   

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un libro particolare, che vi porterà nel passato... nel presente e nel futuro... .. . 
con la mente pronta a viaggiare nello spazio e nel tempo...

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